Press "Enter" to skip to content

LE CICATRICI DELLA GUERRA

di Agnese Testa – Quando si parla di Storia, di avvenimenti accaduti, si dovrebbe farlo sempre usando una sorta di rispetto. La Storia è quello che noi siamo, quello che siamo diventati, nel bene e nel male.

Quando Tonio Testa parla dei Partigiani, c’è, nel suo sguardo, qualcosa che commuove, qualcosa che brilla, un misto di riconoscenza, nostalgia e ancora sofferenza.

Nella bellezza dei suoi anni migliori, Tonio si trova a vivere la tragedia della guerra, che lo vede privato per un lungo periodo, della figura paterna.

Tonio Testa

Quel 13 dicembre del 1943, si trova in piazza. Gioca, così come altri giovani fanciulli della sua età. Si trova accanto alla bottega, dove suo padre fa il falegname, nel vico del Prato che fiancheggia il Caffé degli Amici. All’improvviso, però, accade qualcosa che ruba l’ordinarietà di quella fredda giornata.

Al Caffè degli Amici, sono appena giunti dei Repubblichini. Tutti li chiamano MM. Tra lo stupore degli avventori, quelli si dirigono senza esitazione verso Ercole Vincenzo Orsini, che si trova a Montorio, in visita a sua sorella, qui sposata.

Tutti conoscono Ercole Vincenzo Orsini. E’ tra i più attivi oppositori del fascismo nella provincia teramana e la presenza dei Repubblichini non presagisce nulla di buono. All’invito a seguirli, Orsini chiede di poter allontanarsi per fare “ due gocce”. Questi acconsentono. L’apparente calma è rotta da uno sparo. Un colpo di pistola scheggia il muro del bar di fronte e per anni sarà testimone della colluttazione. Da qui, Orsini tenta la fuga. Corre verso il fiume. L’acqua scorre grossa e veloce. Impossibile guadarlo. Si sentono altri spari. Tonio e il suo amico si chiudono in una bottega e aspettano, con il cuore in gola, l’esito di quell’inseguimento. Dopo grida e spari, all’improvviso totale silenzio. C’è un Repubblichino che risale verso la piazza. Soddisfatto, pronuncia: “Lo abbiamo ammazzato”. Sulla groppa di un asino, Ercole Vincenzo Orsini viene portato via. Come un trofeo.

Tonio continua il suo racconto. Suo padre, Francesco, era amico di Orsini. E’ anche lui un Partigiano. La morte del suo amico lo ha segnato dentro. Non può più aspettare. Si dirige verso Bosco Martese, dove i Partigiani, a seguito di uno scontro con i Tedeschi, avevano compreso che, in nome della libertà, era possibile ribellarsi e vincere anche contro un nemico più forte meglio organizzato. Per sei lunghi mesi, Tonio e la sua famiglia non sapranno nulla di Francesco. Se è vivo, se è morto.

Ercole Vincenzo Orsini

Grazie alla Liberazione, Tonio, finalmente, torna a respirare serenità. Ha imparato sulla sua pelle che la libertà è il bene più prezioso. Niente più coprifuoco, niente più fame, niente più confino per suo padre, né prigione ogni primo Maggio. Sono finite le lacrime di sua madre e di sua nonna. La vita torna a sorridere, con quella tanto desiderata normalità che la guerra ha portato via alla sua infanzia.

Le ferite della guerra sono strane. Col tempo, guariscono. Le cicatrici, però, rimangono per sempre. E siano benedette, allora, quelle cicatrici, perché è da lì che nasce la consapevolezza del valore della libertà. Quelle cicatrici ci ricordano che nulla si può dare per scontato e che, come dice Tonio, bisogna essere vigili, perché quello che è stato non torni mai più.

  • immagine di copertina relazione mensile della Questura di Teramo, anno 1937

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *