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NOI SIAMO TEMPESTA

di Roberto Di Luigi – “Se pianifichiamo le città per auto e traffico, avremo auto e traffico. Se le pianifichiamo per le persone e i luoghi, avremo persone e luoghi“ Fred Kent

Qualche giorno fa leggevo un bell’articolo sulla vivibilità delle nostre strade e l’analisi urbanistica del pezzo finiva con questa frase.

Da un pò avrei voluto scrivere una riflessione sulla viabilità.

Basta fare qualche chilometro e arrivare nelle Marche, così vicine, ma così avanti, con un progetto di viabilità realizzato a misura di uomo. https://www.facebook.com/PaginaUfficialeRegioneMarche/videos/523352344944827/

Le zone interne del nostro Abruzzo sono accomunate da un dolore grande e lo stato di difficoltà, legato al terremoto e allo spopolamento in generale, dovrebbe spingere gli amministratori locali a collaborare, ad aiutarsi ad affrontare i problemi. Ci sono dei temi che affrontati da soli diventano insormontabili, condivisi possono diventare obiettivi raggiungibili.

Una immagine di Ulassai , prima opera internazionale di Arte Relazionale di Maria Lai

E’ tempo di pianificare un nuovo modo di approcciare la politica.

Una Unione dei Comuni, non solo amministrativa ma concreta. E per fare questo, non bastano i regolamenti comunali, le conferenze di servizio, fusioni o sinergie particolari, basta sedersi attorno ad un tavolo e cominciare a progettare.

Ogni paese può puntare sulla propria eccellenza, ogni Comune può indicare una via di uscita. Una volta buttate giù le idee, bisogna unire le sinergie come in un puzzle che realizzi un progetto unitario, una pianificazione che dia una visione e una programmazione unitaria.

Le grandi opere sono sempre stato frutto di lavoro di squadra, ed è arrivato il momento per la politica locale di mettere in campo idee, sinergie e gioco di gruppo che possano essere la dimostrazione che prima di aspettare l’aiuto degli altri, siamo capaci, da veri abruzzesi, di rimboccarci le maniche e tracciare la strada che vogliamo percorrere.

Come fare a scrollarci questa gessatura?

L’esempio viene dalla scuola. Gli istituti scolastici si sono scrollati la staticità in cui sembra rinchiuso il nostro paese: laboratori, interattività, progetti e sperimentazione proiettano i ragazzi verso una società multitasking.

Stessa cosa dovrebbero fare gli amministratori della nostra montagna. Studiare soluzioni fattibili e calarle nella nostra realtà.

Vivibilità, viabilità e turismo. Non dipendere sempre dagli altri, aspettando l’ “elemosina” del politico di turno.

Leggevo un libro della Murgia “Noi siamo tempesta”, una raccolta di episodi storici, dove la scrittrice fa una riflessione storica sui grandi episodi che la storia ci ha consegnato. Generalmente si tende a dare spazio a singoli eroi che si sono distinti nell’anonimato della massa, quello che invece la Murgia sottolinea è il successo che può venire dal gioco di squadra.

Una tempesta alla fine sono solo milioni di gocce d’acqua, ma col giusto vento.

Tra le storie raccontate mi ha colpito quello che è accaduto a Ulassai l’8 settembre 1981, quando l’artista Maria Lai realizza l’opera performativa “legarsi alla montagna”, considerata la prima opera internazionale di Arte Relazionale. L’artista aveva reso il pubblico partecipe della costruzione e della definizione dell’opera stessa. I cittadini sardi furono parte attiva dell’opera d’arte.

“legarsi alla montagna” Ulassai – 1981

L’idea dell’artista era di legare il paese alla montagna Gedili, attraverso un nastro di 27 km di nastro, che andava a toccare tutte le abitazioni del percorso. L’operazione si rivelò più difficile di quello che si possa immaginare, perché furono necessari un anno e mezzo di trattative a causa  dei rancori e delle frizioni tra gli abitanti. Alla fine fu trovato il compromesso. “Lasciai a ciascuno la scelta di come legarsi al proprio vicino. E così dove non c’era amicizia il nastro passava teso e dritto nel rispetto delle parti, dove l’amicizia c’era invece si faceva un nodo simbolico. Dove c’era un legame d’amore veniva fatto un fiocco e al nastro legati anche dei pani tipici detti su pani pintau”.https://www.raicultura.it/arte/articoli/2019/11/Maria-Lai-9aa5a638-a435-41bb-81f5-50fc6002381c.html

Non esistono ostacoli, pregiudizi o muri che possano ostacolare la volontà di raggiungere un obiettivo comune.

In passato, anche se un’opera prevedeva decine e decine di anni di impegno per la realizzazione, i governanti non si fermavano davanti agli ostacoli, si studiavano i benefici che un’opera potesse portare alla collettività. Oggi l’impressione è che chi ci governa, non guarda più al traguardo ma concentra i suoi sforzi al solo taglio del nastro, basta guardare la vergognosa situazione in cui versa la viabilità abruzzese che è senza progettualità da trent’anni, divisa da nord a sud (autostrada A14 paralizzata e viabilità ferroviaria lenta) da est a ovest (A24 diventata un cantiere e senza via ferrate).

E’ arrivato il momento di ricominciare a progettare INSIEME. E’ ora di gettare le basi per costruire un orizzonte di speranza, perché davvero potranno dire che “Noi siamo tempesta”.

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